Le vicende di Napoli e di Salerno consentono, nella loro complessità e varietà, di cogliere aspetti importanti della storia politica, religiosa e culturale delle città del Mezzogiorno medievale: storia che si rivela, a chi la indaghi con l’occhio rivolto alla società europea del Medioevo anziché a quella dell’Italia dell’Ottocento, molto più vivace e interessante di quanto non si tenda a credere. Le comunità cittadine, infatti, non furono spettatrici inerti davanti ad un proscenio tutto occupato da sovrani, baroni, uomini di chiesa e operatori economici stranieri, ma, sia pur con strumenti ed esiti diversi, seppero interagire non solo con il potere regio e baronale, ma anche con le comunità rurali. Nello stesso tempo svilupparono, in maniera più o meno precoce e sofferta, una loro strategia “identitaria”, anche se in non pochi casi fu solo sul finire del Medioevo che si giunse ad esiti tendenzialmente stabili e duraturi.

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